Il 4 novembre 2011 in tutta Italia il 1° attacco nazionale sincronizzato!

Venerdì 4 novembre 2011 è la prima Giornata Nazionale del Guerrilla Gardening Italiano.

Il Guerrilla Gardening è un movimento (diffuso in tutto il pianeta) i cui attivisti praticano una sorta di giardinaggio politico, trasformando in aiuole fiorite e angoli verdi le aree degradate e abbandonate della città.

Tutti i gruppi di Guerrilla Gardening italiani realizzeranno un attacco verde, ognuno nella propria città o regione,  dando vita al primo attacco nazionale sincronizzato di guerrilla gardening!

Non è necessario che gli attacchi verdi siano perfettamente sincronizzati (l’evento non andrà in diretta in mondovisione ad un’ora spaccata e precisa… non ancora almeno!): l’azione può essere effettuata tra venerdì 4 e domenica 6 novembre.

Ognuno ha i propri impegni ed è necessaria un po’ di elasticità: l’importante è farlo! E farlo tutti insieme, per trasformare concretamente il 4 novembre nella Giornata Nazionale del Guerrilla Gardening Italiano!

L’iniziativa nasce da un’idea dei gruppi Badili Badola (Torino) e Giardinieri Sovversivi Romani (Roma), in accordo comune con diversi gruppi di altre zone d’Italia legati alla “guerriglia verde”, come Gelsomino Group Guerrilla Gardening (Soresina, Cremona), Terra di Nettuno (Bologna), Zappata Romana (Roma),  ed tanti altri!

Cari amici di Marrai a Fura, come sapete ci piacciono le “azioni dal basso” e sopratutto il Guerrilla Gardening (il nome “Marrai a Fura” letteralmente significa “zappare di nascosto” ed è nato proprio discutendo di Guerrilla Gardening) per cui non ci resta che esortarvi a rispondere alla chiamata: organizzate anche voi un attacco verde!

E non dimenticate di documentare il vostro attacco con foto e video: le vostre imprese troveranno spazio nella mostra “Guerrilla Gardening: Giardinaggio Libero d’Assalto” che aprirà a Milano nella stessa data (maggiori dettagli nel seguito dell’articolo).

fonte: Marraiafura

Il 4 novembre si avvicina…

Nessun attacco verde previsto per il 4 novembre??? Lo fanno dappertutto e a Treviso niente? No, non va bene.

Io sono disponibile, non sono tanto pratica ma ho tanta buona volontà. Fatevi avanti giardinieri!

Programmiamo la 4° GG

E’ giunta l’ora ragazzi…di riniziare a guerrigliere. La stagione 2011 ci riserverà tante sorprese, e sta sera è giunta la prima…Nuovi guerriglieri appoggeranno il nostro credo, credere ad una città più verde e più vicina alla comunità …una città, che, come afferma ormai un’amico,si sente sempre più VERDE…

A BREVE ALLEGHERO’ LA FOTO DEL LUOGO….

ora limitatevi a dare un’occhiata alla location map

ClickMyClip parla di NOI

ciao ragazzi, circa 2 settimane fa la redazione di ClikcMyClip c’ha invitati a rilasciare una intervista in merito alle nostre azioni di GG.  E’ stata carino presentare quanto fatto fin’ora, i nostri attacchi, le nostre idee e i nostri fini. Ripercorrere tutto ciò mi ha invogliato sempre più “a lanciare semi”, a divulgare le nostre esperienze e a sentirci parte di un gruppo. Un gruppo di giovani che, anche quest’anno, nell’imminenete primavera/estate, si dovrà attivare per “fare del bene” alla propria città.

Vi allego qui un pezzettino dell’intervista, sperando che la vostra curiosità vi spinga a leggerla interamente, e magari capire quanto propone questo innovativo blog rivolto alle mille attività proposte dai giovani “d’oggi”….

“”Un virus verde e battagliero sta contagiando le nostre città: si chiama Guerrilla Gardening, ed è la resistenza estrema non violenta contro ogni forma di degrado urbano. Consiste nell’appropriarsi di spazi pubblici abbandonati, avviliti dal cemento e dall’incuria, e nel creare piccoli giardini.”
Capita di camminare per le strade della propria città e di notare una fioriera stranamente fiorita.
Stranamente, perché le fioriere che le stanno vicino, di fiori, proprio non ne hanno.
Capita allora di avvicinarsi a questa fioriera, e di notare un volantino, in cui si parla di Guerrilla Gardening.
Capita così di entrare in un mondo veramente affascinante, fatto di persone che cercano di appropriarsi degli spazi urbani, di vivere e far vivere la propria città, lo spazio pubblico - che non a caso si chiama così - e di coinvolgere la comunità.
Oggi ne parliamo con un guerrillero, del quale per ovvie ragioni garantiamo l’anonimato.”

Continua

Un grazie speciale a Matteo, un’altro guerrigliere/editore aggiunto alla lista!!!

L’estetica del guerilla gardening

Uno dei padri del movimento racconta tecniche e strategie del “giardinaggio sovversivo” e senza confini, che trasforma in luoghi verdi gli spazi pubblici abbandonati. E svela come riconoscere un giardino libero d’assalto. Testo Richard Reynolds.

L_estetica_del_guerilla_gardening

La vita germoglia in un paesaggio che appare morto. Può non essere evidente. La vita cui mi riferisco è la reazione sempre più frequente di chi vive in luoghi che i normali commentatori descriverebbero come un cimitero economico, un deserto culturale o ecologicamente sterile. Questa vitale – e feconda – attività è il guerrilla gardening, il giardinaggio d’assalto: la coltivazione illecita del terreno altrui. È un movimento in crescita, che nasce sulla carcassa di un ambiente inadeguato per chi ci vive. Le varie forme in cui si presenta riflettono lo scarto tra ciò che lo spazio offre e le esigenze dei residenti. Come un ecologo che studia un territorio selvaggio vulnerabile, vi invito a imparare a scoprire le “specie tipiche” del giardinaggio d’assalto e ne descrivo qui due: i guerrilla garden del paradiso e i guerrilla garden di protesta.
L’espressione più diffusa del guerrilla gardening è legata a uno spazio urbano fisicamente devastato, in cui un’economia locale in crisi si rivela nell’abbandono e nell’abuso di terreni privati dimenticati e spazi pubblici trascurati. Nel 1973 il guerrilla gardening si diffuse a New York con la presa di possesso del territorio da parte dei residenti locali. Le loro sporadiche e sperimentali “bombe di semi” (lanci di sementi di fiori selvatici in una mistura di terriccio argilloso, compost e acqua) nel bel mezzo del caos si svilupparono in più ambiziosi progetti di realizzazione di aiuole, prati e laghetti: paesaggi vivi dove riposarsi e consumare i pasti. Sono i guerrilla garden del paradiso. Dovunque si trovino, la loro estetica riflette il repertorio dei sogni dei residenti in fatto di spazio: sogni che di solito cercano di rispondere a una vita di sprechi e di isolamento familiare da affollamento, nonché alla disponibilità – spesso limitata – delle risorse.

Questi spazi cercano di ritagliare un’oasi comunitaria e di esprimere la varietà delle voci sottesa alla loro creazione: il risultato è un fitto accumulo di idee colturali, la parcellizzazione in minuscoli lotti di grandi spazi, il riuso di segni architettonici eterogenei, un luogo pubblico per incontrare gli altri. Quando riescono a dimostrare di essere importanti (il che dipende in gran parte dalle autorità e dalla capacità di persuasione dei giardinieri guerriglieri) i guerrilla garden del paradiso si sviluppano diventando giardini pubblici popolari autorizzati e sopravvivono alle pressioni edilizie che nascono quando il pendolo dell’economia locale inverte la sua oscillazione. Più grande è il giardino, più depauperata era la situazione economica all’epoca del suo impianto e più disperato il bisogno di spazi verdi comuni dei residenti (che la disperazione riguardasse le loro aspirazioni intellettuali oppure quelle materiali). Oltre che a New York, ho visto questi giardini del paradiso anche in Europa. Nel quartiere berlinese di Kreuzberg un residente turco si è impadronito di un terreno abbandonato a Bethaniendamm, presso il sito dell’ormai da tempo scomparso Muro, e ci ha impiantato un orto. A Brighton, in Inghilterra, l’anno scorso i residenti hanno fatto irruzione nel recinto di una pompa di benzina abbandonata e hanno creato un giardino delle dimensioni di un campo da tennis piantando i semi sulle barricate di cemento destinate a impedire alla gente di usare quello spazio e portandoci terriccio e trucioli per ammorbidire il carattere brutale dello spazio.

I giardini del paradiso sono maggiormente diffusi su una scala minore, come aiuole da attraversare – da cui trarre alimenti vegetali o piacere estetico – e non per una sosta. È la forma principale che il mio giardinaggio d’assalto ha assunto nei cinque anni e mezzo di attività nel centro di Londra. A poco a poco, ho ripiantumato lussureggianti aiuole fiorite intorno al mio condominio con una miscela casuale e colorita di cespugli, piante erbacee e annuali robuste, secondo quello che mi capitava sotto mano (molte piante erano scarti di giardini privati). Con l’aiuto di parecchie altre persone ho zappato spartitraffico erbosi trasformandoli in fragranti campi di lavanda (Lavandula angustifolia). Da Milano guerrilla gardener mi hanno mandato foto di squallide rotonde stradali che hanno piantato a bosso (Buxus sempervirens) e bulbacee, e molti altri esempi sono documentati nel sito guerrillagardening.org.

anche una risposta alla desertificazione culturale. Il guerrilla gardening di protesta è una presa di posizione contro uno spazio altrimenti ufficialmente controllato e spesso sterile. In questo paesaggio lo spazio verde pubblico e curato può essere abbondante, ma ancora insufficiente per le esigenze locali di alcuni. Questa forma di giardinaggio guerrigliero mira a un intervento creativo diretto nel paesaggio, che si tratti di un’aiuola fiorita strutturata pubblica o di un minuzioso giardino privato. Nella loro qualità di graffiti vegetali queste forme di protesta di solito sono più raffinate dei murali dipinti con le bombolette, ma in certi casi non meno provocatorie. A Brisbane, i guerriglieri verdi hanno lavorato in un prato davanti alla sede del governo regionale del Queensland per piantare un orto istantaneo, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scelta politica dello Stato di trasformare terreni agricoli in miniere di carbone a cielo aperto. A Parigi, hanno usato la tecnica dei “graffiti di muschio” (che consiste nell’appendere ai muri zolle di muschio formando parole e figure) raffigurando un girasole e il logotipo “G.G.” per celebrare la Giornata internazionale di azione per il clima 2009 (guerilla-gardeningparis.blogspot.com). Di recente ho conosciuto una guerrigliera del verde che mi ha raccontato come sparga semi di papavero della California (Eschscholzia californica) nei giardini privati di fronte alle abitazioni monofamiliari, che secondo lei dovrebbero avere un aspetto selvatico. Non tutti i guerrilla garden di protesta riguardano rivendicazioni ambientaliste: in Inghilterra Paul Harfleet pianta pansè (Viola tricolor) intorno agli alberi lungo i marciapiedi di Manchester e nella piazzola di cemento del Queens Walk di Londra per segnalare i luoghi dove si sono verificati episodi di omofobia violenta (thepansyproject.com), mentre Heydon Prowse la primavera scorsa ha zappato il prato di un politico inglese e vi ha piantato un’aiuola fiorita per protestare contro le eccessive spese del deputato. La differenza formale tra il guerrilla gardening di protesta e i guerrilla garden del paradiso è evidente. Il primo di solito non mira alla durata ed è un’attività che non è nemmeno giardinaggio nel comune senso della parola, ma semplice “composizione floreale”. Si tratta di un fatto momentaneo invece che di un luogo di incontro, del mattino che segue a un’incursione notturna e dell’occasione di scattare foto invece che di un’ordinaria componente di vita.

Le esplosioni vitali che ho descritto indubbiamente non sono che le risposte consequenziali di persone frustrate dal carattere morto dell’ambiente urbano che le circonda. Il rispetto della legge naturalmente è un grande ostacolo che impedisce l’espressione personale tramite la disseminazione di piante nel paesaggio pubblico, ma l’esperienza mi ha dimostrato che questo timore della proprietà è un fantasma del pessimismo più che una realtà. Il guerrilla gardening si riscontra dove un individuo o un piccolo gruppo di persone sono abbastanza fantasiosi, candidamente provocatori e soprattutto ottimisti tanto da creare giardini senza badare a confini.

L’articolo originale qui